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mercoledì 29 giugno 2011

Editoria italiana ed autori esordienti

    Tutti sappiamo che in Italia si scrive (molto) e si legge (poco); data questa premessa, non è difficile capire perché gli editori siano così diffidenti nei confronti degli autori esordienti: si tratta di autori sconosciuti, per i quali nessuna casa editrice se la sente di assume rsi il (grosso) rischio di stampare tante copie che potrebbero restare ampiamente invendute sugli scaffali.
    In realtà, il problema maggiore sta nel fatto che gli editori sono una cosa, i distributori sono un'altra e non è detto che, ammesso che si sia trovato un editore tradizionale, magari piccolo, disposto a stampare un libro, questi sia poi in grado di distribuire realmente il libro nelle librerie. Insomma, nel passaggio dalla stampa alla distribuzione c'è qualcosa che non sempre funziona.
   Va comunque detto che l'evoluzione tecnologica offre oggi qualche opportunità in più agli scrittori esordienti e qualcosa, molto lentamente, si muove in Italia, sulla spinta di quanto succede nel mondo anglosassone con il fenomeno del cosiddetto print-on-demand o degli e-book; ne riparleremo in un prossimo post, esaminandone, per quanto possibile, i pro ed i contro.
   Per offrire ulteriori spunti di discussione ho inserito un video in cui Leo Sorge, un esperto di comunicazione digitale, spiega alcuni aspetti della questione che ai più sono, di solito, sconosciuti ed offre alcuni dati sulle vendite di libri in Italia che sono sorprendenti.



Ritorneremo, come detto, sull'argomento; intanto attendo i vostri commenti.

Ferdinando G. Rotolo (giugno 2011)

domenica 22 maggio 2011

La madalonizzazione ovvero ignoranza

    Cari amici, grazie alla segnalazione di una follower (hobina) che ringrazio di cuore, sono venuto a conoscenza di un episodio surreale, avvenuto al Salone del libro di Torino di quest'anno.    
Dunque, in occasione del Salone, l'evento librario più importante in Italia, alcuni ragazzi dell'Università della città sabauda hanno pensato di allestire un bello scherzetto ai personaggi famosi in visita alla Mostra, forse più per farsi notare dai media che per autentico interesse culturale.
     Essi hanno allestito una specie di stand dedicato ad un nuovo fantomatico scrittore, chiamato Madalon, autore di un altrettanto fantomatico romanzo 'opera prima', dal titolo L'implosione. Uno di loro, poi, ha assunto le sembianze del presunto giovane scrittore ed è andato a ringraziare personaggi famosi presenti (da politici a giornalisti, da scrittori a conduttori televisivi) per le ottime recensioni ricevute sul suo 'straordinario' romanzo.
     Naturalmente, nessuno di costoro aveva mai visto il fantomatico testo, ma tutti hanno fatto finta di averlo letto, improvvisando commenti più o meno dettagliati sulla trama, sull'ambientazione, sui personaggi, addirittura con consigli all'autore sulla sua prossima fatica letteraria.
     Ora, questa burla dei buontemponi torinesi, sulla quale ci sarebbe da ridere, non solo ci svela il livello pauroso d'ignoranza in cui versa il nostro paese, soffocato dai tuttologi, ossia  da quei cosidddetti opinion leaders che fingono di sapere tutto, anche quando ciò è palesemente falso; ma, soprattutto, getta una luce indiscreta sui collaudati meccanismi che stanno dietro certi 'successi' commerciali recenti di autori semisconosciuti, che però, grazie ai loro editori, hanno goduto di battage publicitari di ampio respiro, tali da spingere molti a comprare 'quel' libro, se non altro per curiosità: la pubblicità, i rumors sul libro sono quasi più importanti del libro stesso! Così, come fossimo in un salottino virtuale, si crea un circolo vizioso della chiacchiera, che si autoalimenta e che autoalimenta le vendite.
     D'ora in poi facciamo dunque attenzione alle altisonanti recensioni che illustri critici fanno ai nuovi testi in uscita: chi ci garantisce che essi abbiano davvero letto in modo esauriente i libri che vanno commentando? Chi ci assicura che essi non siano semplicemente complici di logiche di marketing imposte dagli editori?
    Già, c'è davvero poco da ridere.

Su booksblog il video della burla

Ferdinando G. Rotolo (maggio 2011)

domenica 15 maggio 2011

Quanto si legge in Italia?


Come ogni anno di questi tempi, l’Istat ha comunicato gli ultimi dati sulla lettura di libri in Italia, riferiti all’anno 2010.
Dunque, stando a quanto affermano le ultime rilevazioni, in Italia si legge un poco di più, rispetto all’anno passato. Infatti, secondo i dato statistici, nel 2010 il 46,8% della popolazione con più di 6 anni (26 milioni e 448 mila persone) dichiara di aver letto, per motivi non strettamente scolastici e/o professionali, almeno un libro nei 12 mesi precedenti. Rispetto al 2009 si registra un aumento della quota dei lettori di libri dal 45,1% al 46,8%.
Diminuiscono leggermente le differenze di genere, mentre aumentano le differenze territoriali e quelle sociali. Le donne leggono più degli uomini: le lettrici, infatti, sono il 53,1% del totale, contro il 40,1 dei lettori.
Un dato in parte sorprendente riguarda gli adolescenti: tra gli 11 e i 17 anni si riscontra la quota più alta di lettori (oltre il 59%), con una punta tra gli 11 e i 14 anni (65,4%). Si tratterebbe, se confermato, di un dato piuttosto incoraggiante, perché vorrebbe dire che i giovani, nonostante TV ed Internet, stanno riscoprendo la lettura, anche se poi sarebbe interessante verificare quali generi letterari essi preferiscano.
Si legge di più al Nord e nel Centro, con percentuali di lettori superiori al 50% della popolazione di 6 anni e più. Nel Sud e nelle Isole, invece, la quota di lettori scende al di sotto del 37%: la differenza risulta significativa e si commenta da sola, purtroppo!
Circa il 90% delle famiglie dichiara di avere libri in casa, il che significa che un buon 10% dichiara di non possederne alcuno! Il dato è positivo o negativo, in base ai punti di vista.
Sul piano sociale, come era lecito attendersi, leggono di più i laureati, i dirigenti, gli impiegati, i quadri, gli studenti; leggono di meno gli operai, i ritirati dal lavoro e le casalinghe, i quali, probabilmente hanno altre faccende cui pensare.
Come commentare questi dati? Certo, il fatto che sia aumentato dell’1,7%, rispetto all’anno passato, il numero dei lettori, non può che essere considerato un fatto positivo. Ricordiamoci, però, che esiste sempre un buon 53,2% di persone che non ha mai letto nemmeno un libro nei 12 mesi precedenti, e questa, per un paese di grande tradizione letteraria come il nostro, non è una cosa di cui andar troppo fieri.
D’altra parte, le grandi manifestazioni dedicate al libro, come il salone di Torino, riscuotono un certo successo, anche perché offrono ai lettori la possibilità non solo di conoscere e toccare con mano tutte le novità editoriali proposte da case editrici grandi e piccole, ma anche quella di incontrare gli autori e dialogare con loro, cosa che suscita interesse nei lettori di tutte le età.
Insomma, cosa si potrebbe fare in Italia per favorire l’interesse per la lettura?

Ferdinando G. Rotolo (maggio 2011)