domenica 17 giugno 2012

Il fulmine e la quercia: Bellum Civile I, 135-155

Il poema di Lucano, il Bellum Civile o Pharsalia, come viene chiamato, rappresenta di certo una delle tappe più significative della poesia latina dell'età imperiale. Con voi, ragazzi, abbiamo spiegato in classe le novità che l'opera propone rispetto al modello epico tradizionale, rappresentato dall'Eneide di Virgilio. Qui ora vorrei piuttosto soffermarmi con voi su alcuni versi del libro I, nei quali il poeta presenta i due principali contendenti nella guerra civile.
All'inizio del suo poema epico, Lucano, che intende sconvolgere i canoni dell'epica virgiliana tradizionale, ci presenta i due capi dei contrapposti schieramenti che si fronteggiano: da un lato Pompeo, difensore delle antiche libertà repubblicane, dall'altro Cesare, il condottiero bramoso di vittoria e potere che aspira a distruggere la res publica.
Certamente, la simpatia di Lucano va nei confronti di Pompeo, almeno all'inizio del poema, ma egli sa bene che anche Pompeo non è spinto da nobili ideali, ma piuttosto da motivazioni personali. Ebbene, risulta molto significativa la similitudine che all'inizio del libro I viene utilizzata da Lucano. A partire dai versi I, 135 e segg. il poeta paragona Pompeo ad una grande e venerabile quercia, che reca sui rami i doni sacri dei capi, ma non è più in grado di aderire al terreno:

                       Stat magni nominis umbra
qualis frugifero quercus sublimis in agro
exuvias veteris populi sacrataque gestans
dona ducum nec validis radicibus haerens...

Successivamente, ai versi I, 151 e segg. Lucano introduce la figura di Cesare, che viene paragonato ad un fulmine, che brilla e fende il giorno e atterrisce tutti con la sua potenza:

qualiter expressum ventis per nubila fulmen
aetheris inpulsi sonitu mundique fragore
emicuit rupitque diem populos paventes
terruit obliqua praestringens lumina flamma... 

Insomma, Pompeo rappresenta la tradizione con il suo carico di memorie ed onori, ma non sembra in grado di produrre ancora valori in grado di competere con quelli di Cesare, che rappresenta la forza delle nuove classi che aspirano a sovvertire l'ordine aristocratico. 
Come andra a finire?
Beh, è la similitudine stessa a suggerircelo: il fulmine colpirà la quercia e la abbatterà, ossia la fazione cesariana riuscirà ad abbattere il vecchio ordinamento repubblicano e ciò rappresenterà per Roma l'inizio della fine.
Anche qui compare sullo sfondo il pessimismo lucaneo nei confronti della storia, che, a differenza di quanto credeva Virgilio, non è guidata da alcun moto provvidenziale divino, ma è dominata dal caso e spesso non vede prevalere i giusti, ma i malvagi.
Comunque le immagini contrapposte della quercia e del fulmine appaiono molto efficaci.

(Ferdinando G. Rotolo, giugno 2012)

2 commenti:

  1. bentornato Preside....adoro Lucano....proprio perchè irregolare e antivirgiliano.

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  2. Carissimo Ferdinando, grazie della tua lezione magistrale, come sempre condita di eleganza, semplicità ed ammirazione per il nostro amato mondo classico.

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